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SOCCORRITORI IN SPIRITO E VERITÀ di Don Alessandro Simula
Non sembri troppo altisonante il titolo di questa riflessione, perché è di questo che oggi il volontariato ha bisogno: spirito e verità. Il volontariato attraversa un’epoca di profondi cambiamenti. Grazie al moltiplicarsi delle convenzioni con gli enti pubblici, e soprattutto con l’avvento del servizio 118, il volontariato ha certamente ricevuto dallo Stato il riconoscimento di essere un interlocutore importante per quanto riguarda i servizi al cittadino, soprattutto nel campo sanitario. Di fatto il volontariato non ha cessato di essere supplente alle carenze nei servizi della pubblica amministrazione ma, pare talvolta, che questo ruolo lo abbia in qualche modo “ingabbiato” in un reticolo di doveri, rapporti, convenzioni, competenze, qualifiche, protocolli e quant’altro, che sembrano, alla fine, costringere quel “respiro di libertà” che è specifico, connaturale, direi “genetico” nell’esperienza di volontariato. A volte mi pare che noi volontari sembriamo quasi dei “dipendenti” del sistema statale che non liberi aderenti ad associazioni in cui l’amicizia e la fraternità sono alla base dei rapporti; “funzionari della sanità” che non persone fatte espressione viva di un amore gratuito e disinteressato; preoccupati più di formazione tecnica che di percorsi di spiritualità. Sembra ci si sia dimenticati, travolti come siamo dai frenetici ritmi scanditi dagli stati, dai codici, dalle procedure, che alla base del volontariato c’è una scelta di libertà personale, ossia di realizzazione di sé stessi nel servizio libero e gratuito alla persona sofferente e bisognosa, bisognosa di un “incontro”, anzitutto, un incontro fatto di sguardi, di silenzi, di mani strette insieme, di calore. Non dico che il volontariato oggi è snaturato completamente o che è assolutamente in crisi, ma leggo con preoccupazione dei “segni”: la fredda burocrazia delle procedure; il moltiplicarsi di cooperative in seno alle stesse associazioni dove non sempre al cittadino è perfettamente chiaro cosa è gratuito nel servizio e cosa non lo è; la doppia appartenenza di tanti soccorritori, soprattutto giovani, ad associazioni e aziende di trasporto sanitario, che se da un lato offrono l’opportunità sacrosanta di un posto di lavoro, dall’altra non sempre educano a salvaguardare la specifica distinzione di atteggiamenti e comportamenti da adottarsi nell’una e nell’altra situazione; il moltiplicarsi di servizi convenzionati dove se la gratuità delle persone non è messa in dubbio è almeno dubbia quella dell’associazione stessa; inoltre la preponderanza di tali servizi spesso affanna le associazioni a discapito della ricerca di nuove esperienze di servizio meno evidenti ma non meno necessarie; e poi, ancora, il diffondersi di atteggiamenti tali da avere l’impressione che l’attenzione alla persona sofferente venga dopo altre attenzioni che riguardano piuttosto l’esteriorità del servizio d’emergenza… Problemi vecchi e nuovi che si sommano e che affaticano parecchio la vita e l’identità delle nostre associazioni di volontariato che, alla fine, sembra perdere quello smalto di “associazione libera espressione” diventando “istituzione omologata”. Se il volontariato è, o dovrebbe essere, profezia della società perché annuncia con il suo agire quale deve essere il vero volto di una società sana, sono convinto che, davanti a questi “segni” il volontariato cristiano deve essere profetico nei confronti del volontariato stesso. Ha cioè il compito di ravvivare l’anima vera che mai deve essere soffocata. Deve cioè essere un volontariato “in spirito e verità”, dove questa espressione indica l’esigenza di incontrare, servire ed esprimere tutto l’uomo nella sua completezza, nel suo essere “persona”, sia quando è “soccorritore” sia quando è “soccorso” . Ciò lo può fare perché il volontariato cristiano e le Misericordie in questo, scaturiscono dal fare esperienza viva di Colui, Gesù Cristo il Risorto, che incontra l’uomo e lo salva nello spirito e nella verità. Anche il volontariato, speranza della società, ha bisogno di sperare, ossia di realizzarsi in una prospettiva che riporti lo sguardo nella autentica profondità dell’uomo, ricercando costantemente le motivazioni del suo agire e non fermandosi alle forme semplicemente operative e organizzative. Tutto questo per non perdere sé stesso, per essere credibile, profetico e liberante, per essere il seme della civiltà dell’amore. Noi soccorritori cristiani crediamo che sia necessario ripartire da Cristo, che è via, verità e vita dell’uomo, Colui che da Dio che era si è fatto uomo e servo, per riportare l’uomo alla sua dignità di figlio di Dio, per salvarlo dal fallimento del ripiegarsi su sé stesso, per rivelare l’uomo all’uomo. Il volontariato cristiano può “salvare” il volontariato, ma solo se rimane unito a Colui che salva “in spirito e verità”.
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