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GESU’ CRISTO, IL MISERICORDIOSO di Don Alessandro Simula |
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Dopo aver parlato della misericordia di Dio come essa si presenta nella Bibbia, non possiamo non riferirci a Colui nel quale questa misericordia si fa persona vivente: Gesù Cristo. Egli, infatti, è il segno vivo della misericordia di Dio che si è fatto uomo per rivelare pienamente il suo amore; con la morte e resurrezione del Figlio salva l’umanità dal peccato. Cristo dunque è davvero l’icona vivente del Padre “ricco di misericordia” (Ef 2,4) prima ancora con la vita che con le sue parole. NELLA VITA. Soprattutto l’evangelista Luca mostra che tutta la vita di Gesù è un piegarsi amorevole su ogni forma di miseria umana, verso coloro che fisicamente o moralmente hanno bisogno di pietà e di compassione, di aiuto e di sostegno, di comprensione e di perdono, per i quali egli non solo compie i miracoli di guarigione ma spesso sfida la mentalità ostile dell’ambiente, pur di fare bene e risanare tutti (At 10,38). Medico dei corpi ma soprattutto delle anime (Mc 2,17; Lc 5,31), come dimostra il suo atteggiamento pieno di indulgenza e di favore verso i peccatori, che trovano in lui il loro “amico” (Lc 7,34) e che, nonostante tutto, egli non ha timore di frequentare, fino a sedersi alla loro mensa (Lc 5,27-32; 7,36-50; 15,1-2; 19,1-10). Nei vangeli vediamo come egli spesso si commuove davanti alle necessità dei fratelli e “sente compassione” per tutti, qualunque sia la loro infermità o il loro bisogno (Mc 1,41; 5,19; 6,34; 8,2; Mt 9,36; 14,14; 15,32; 20,34; Lc 7,13). Per questo, quanti ricorrono a lui lo fanno come se si rivolgessero a Dio stesso, invocando la sua misericordia (Mc 9,22; 10,47-48; Mt 9,27; Lc 17,13; 18, 38-39), supplicandolo “Signore, pietà!” (Mt 15,22; 17,15; 20,30-31). Fattosi inn tutto simile ai fratelli e sperimentata la durezza della sofferenza umana (eb 2,17-18), con questa esperienza accetta liberamente di morire sulla croce per la salvezza del mondo. E’ questa soprattutto la testimonianza del suo amore misericordioso, che non è venuta meno con la sua ascensione al cielo dove siede alla destra del Padre quale “sommo sacerdote misericordioso e fedele “ (Eb 2,17), al quale possiamo rivolgerci “per ottenere misericordia e trovare grazia per il momento opportuno (Eb 4,16) Gesù è il misericordioso anche nelle PAROLE. Per difendersi dalle accuse dei farisei e per giustificare il suo comportamento, pieno di compassione e di accondiscendenza verso i pubblicani e i peccatori (Lc 15,1-2), Gesù narra tre parabole, l’una più bella e significativa dell’altra. Le prime due, della pecorella smarrita e della dramma perduta (15,3-10), si chiudono con un accenno alla gioia festosa che procura in cielo il ritrovamento-conversione anche i un solo peccatore. La terza, condotta con fini notazioni di psicologia paterna, mostra come un figlio prodigo e sbandato viene ansiosamente atteso dal proprio padre, che veglia il suo ritorno e, quando lo scorge da lontano, si muove a compassione e corre ad abbracciarlo (Lc 15,11-32). E’ questa l’immagine più viva dell’amore sconfinato del Padre celeste, che Gesù ci rivela in modo incomparabile, come solo lui poteva fare. Gli uomini debbono conoscere e sperimentare questo amore; e per questo all’indemoniato guarito, che per gratitudine vorrebbe seguirlo, ordina: “Va’ a casa tua, dai tuoi, e annunzia loro quanto il Signore ti ha fatto e come ha avuto pietà di te” (Mc 5,19). Con queste parole egli sembra offrirci la chiave per intendere tutti i suoi miracoli nel loro significato più profondo. E’ il Padre che opera in lui (Gv 5,17) e nela sua persona manifesta visibilmente la sua misericordia. In questo modo, tutta l’opera di salvezza realizzata da Cristo, dalla sua venuta nel mondo fino al mistero pasquale della sua morte e resurrezione, deve considerarsi come l’attuazione del disegno provvidenziale concepito dal Padre nel suo grande amore per gli uomini. Gesù cristo diventa dunque la vera immagine, l’icona, della misericordia del Padre, che per l’uomo significa il dono della salvezza. |
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